FONTI FILMICHE: L’Ordre di Jean Daniel Pollet e La voce di Silvestro

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Siamo nel 1904, lo Stato greco decide di rinchiuderli.
La polizia li arresta ovunque. Li mette sull’isola di Spinalonga, a Creta, perché finiscano qui le loro vite. Isolati, pericolosi per la società. Si installano qui, si organizzano una vita, anche in queste condizioni. Anche se sai esattamente perché sei qui, per morire, hai voglia di organizzarti. E dura 50 anni, 50 anni di reclusione su quest’isola.

Spinalonga: prigione-isola, luogo di forzato esilio per i lebbrosi nella prima metà del ‘900.
Negli anni ‘70 Jean-Daniel Pollet gira un documentario sperimentale su questo particolare fenomeno di esclusione sociale.
E’ L’Ordine. “I buoni da una parte. I cattivi dall’altra” - come racconta Raimondakis, il portavoce dei lebbrosi che da 36 anni vive sull’isola.
L’intervista a Raimondakis occupa buona parte dell’opera di Pollet ed il quadro è costruito su un primo piano statico frontale che mette in risalto la distruzione che il lebbroso ha sul volto. Il più delle volte l’immagine è in bianco e nero.
Raimondakis è una statua parlante, erosa dal tempo, portatrice autorevole della memoria:

Forse ci sono sentimenti, dentro di voi, di compassione. Siete desolati per la nostra malattia. Eppure, credo che dovremmo essere noi a essere desolati per voi. Perché, se c’è un muro che ci separa dalla vita, abbiamo tuttavia trovato il senso della vita qui, in questo inferno di malattia e isolamento.

Primo piano fisso sul volto devastato, sguardo in camera rivolto allo spettatore, bianco e nero: una rappresentazione senza pudori della malattia. Quasi una sua amplificazione.
Questa è la lezione di stile che ho tratto da L’Ordre e a cui mi sono ispirato per la messa in scena della voce di Silvestro.
La malattia in primo piano, la sua voce unica protagonista.

LA VOCE DI SILVESTRO.
Silvestro Capelli è l’unico narratore di Arrakis e il suo racconto non segue una vera linea narrativa. Questo è stato uno degli azzardi comunicativi più importanti del mio lavoro, ovvero la scelta di riportare frammenti verbali ad alto impatto emotivo (tratti da lunghe interviste a Silvestro), piuttosto che trovare una soluzione di continuità nelle informazioni date nel racconto di Silvestro.
Ma come ho operato la scelta di questi frammenti verbali?
Mi sono accorto che a differenza di altri laringectomizzati che possiedono una voce praticamente atona e inespressiva, il timbro vocale di Silvestro riesce a cambiare e a trasmettere tutta la naturalezza degli stati emotivi di rabbia e dolore che Silvestro prova quando ricorda la sua esperienza.
Ho cercato quei momenti in cui la voce di Silvestro risulta devastante in tutta la sua umanità.
L’emozione sull’informazione.

neve


L’UNICA REGOLA DI ARRAKIS

Cosa ci fa una Nebulosa in un documentario orientato al sociale?
Diciamo che nel montaggio di Arrakis non mi sono posto limiti o regole, tanto che sono certo di aver esagerato nel trattamento di alcune immagini (come ho già rilevato in questo post).
Il risultato finale è forse stilisticamente poco coeso, ma è un rischio che ho corso volentieri perchè Arrakis ha rappresentato per me una utilissima occasione per imparare nuove tecniche e sperimentare (specialmente nel campo del compositing).
Tuttavia,
l’unico rigore che mi sono dato è avvenuto nella scelta dei quadri di accompagnamento ai momenti in cui Silvestro prende parola: questi quadri sono dei tappeti visivi, immagini che non creano rumore di disturbo alla voce Silvestro.
In questi momenti la sfera visiva è nettamente subordinata e al servizio di quella sonora. Per una questione di rispetto nei confronti della debole voce di Silvestro.
Le immagini scelte per la voce di Silvestro sono inquadrature in cui esiste sempre un movimento, ma questo è lento o reiterato, talvolta ipnotico: un pannello che interminabile ruota mosso dal vento o una lenta panoramica-verticale stretta sulla superficie rovinata di un muro.
Ho trovato simbolica l’idea di usare anche immagini della natura -non solo di abbandoni industriali- per la voce di Silvestro, come se in qualche maniera queste immagini naturali potessero tamponare le ferite in quella voce trasformata dal progresso industriale: l’immagine più bella di Arrakis è a parer mio quella in cui fiocchi di neve bianchissima cadono sulla totalità nera dello sfondo mentre Silvestro pronuncia le sue ultime e più rancorose parole di accusa.
Era il dicembre 2005, forse 2004, quando la registrai, ancora non sapevo che questi fiocchi di neve mi sarebbero serviti per un documentario.

L’Ordre di Pollet mi è stato d’aiuto per trovare il modo di maneggiare la delicata voce di Silvestro e amplificarla con le mie immagini. Non volevo alcuna immagine che la coprisse con facilità, dirottando l’attenzione.
Non a caso ho scelto di non mostrare mai il volto di Silvestro.
La voce di Silvestro doveva stare in primo piano, unica protagonista del documentario.
Ma ovviamente c’è stata una eccezione, e questa eccezione si chiama Xinarca.

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