Monthly Archive for January, 2009

[Milano] Arrakis inaugura STUDIA LAVORA e TACI


Per i milanesi.
Sabato 31 Gennaio, ore 20:00 alla Stecca temporanea ( in fondo al Vicolo de Castillia ) ci sarà la serata di inaugurazione della nuova rassegna STUDIA LAVORA e TACI dell’Unità Cinefila della Stecca.
Per l’inaugurazione verrà proiettato Arrakis. Io sarò presente e se ci sarà occasione dopo Arrakis faremo due chiacchiere sulla distribuzione dal basso via internet.
In ogni caso durante la serata ci saranno musica e altre proiezioni.
E ovviamente cibarie e bevande a prezzi popolari per l’autofinanziamento del Cineforum.
Se qualche blogger viene fate sapere che mi porto dietro un paio di DVD di Arrakis in più :)

La rassegna Studia Lavora e Taci inizia ufficialmente mercoledi 4 Febbraio e sarà composta da 3 film sulla scuola, 3 film sul mondo del lavoro e 3 film sulla censura.
Ecco il programma:

Le serate del cineforum verranno puntellate anche di altre piccole proposte visive: ci sarà spazio per i mini-reportage di Gemma Santi sulla protesta universitaria dello scorso autunno e ci sarà spazio anche per alcune chicche cinematografiche.

Il Segreto della Vita spiegato dai più grandi Utopisti americani

The Secret Utopista

THE SECRET. IL SEGRETO

QUANDO LA NEW AGE INCONTRA LA TELEVENDITA“, potrebbe essere la frase di lancio per questo  documentario pieno zeppo di testimonial che spiegano il segreto al successo e al denaro.
Quello facile facile.
Segui la Legge di Attrazione: visualizza i tuoi obiettivi e comportati come se questi fossero già stati raggiunti!
Per chi ama la semplicità: Chiedi-Credi-Ricevi.

INTERMEZZO.

Dicevamo, a spiegare la Legge di Attrazione e a ripeterla fino alla nausea sono gli imprenditori, gli autori, i fisici, i metafisici e ovviamente (potevano mancare?) anche gli utopisti che prendono parte a questo grottesco circo. Maestri di vita che nel loro parlare snocciolano pure incredibili aneddoti personali. Casi di successo.
Verosimilmente The Secret dovrebbe essere un documentario. Realisticamente questo documentario segue un po’ troppo il format della televendita americana.
Poi alcuni clichè cinematografici (ad es. le citazioni attribuite ad illustri personaggi e narrate in maniera sospirata) sembrano la palese ammissione di colpevolezza che The Secret sia in realtà una burla o un mockumentary, se non fosse che un dubbio alla fine viene..
Esistono davvero spettatori così vulnerabili?
Esistono davvero persone che non si mettano a ridere guardando The Secret?

Curiosando sul sito ufficiale italiano TheSecretItalia.it ho trovato questo:

Per attrarre denaro occorre focalizzarsi sulla ricchezza e sull’abbondanza economica.
Per incominciare scarica l’assegno in bianco che abbiamo preparato per te.
Devi proprio far entrare in gioco la tua immaginazione e convincerti di avere già il denaro che vorresti. Ed è così divertente! Mentre farai finta di avere tanti soldi ti accorgerai di come le tue sensazioni riguardo al denaro miglioreranno, e non appena il tuo atteggiamento sarà più rilassato, il denaro comincerà ad affluire nella tua vita.

Già molto divertente, quasi come Jim Massew ed il suo Sudo Reclycler XP
The Secret Utopista

FONTI FILMICHE: L’Ordre di Jean Daniel Pollet e La voce di Silvestro

Guarda L'Ordre

Siamo nel 1904, lo Stato greco decide di rinchiuderli.
La polizia li arresta ovunque. Li mette sull’isola di Spinalonga, a Creta, perché finiscano qui le loro vite. Isolati, pericolosi per la società. Si installano qui, si organizzano una vita, anche in queste condizioni. Anche se sai esattamente perché sei qui, per morire, hai voglia di organizzarti. E dura 50 anni, 50 anni di reclusione su quest’isola.

Spinalonga: prigione-isola, luogo di forzato esilio per i lebbrosi nella prima metà del ‘900.
Negli anni ‘70 Jean-Daniel Pollet gira un documentario sperimentale su questo particolare fenomeno di esclusione sociale.
E’ L’Ordine. “I buoni da una parte. I cattivi dall’altra” - come racconta Raimondakis, il portavoce dei lebbrosi che da 36 anni vive sull’isola.
L’intervista a Raimondakis occupa buona parte dell’opera di Pollet ed il quadro è costruito su un primo piano statico frontale che mette in risalto la distruzione che il lebbroso ha sul volto. Il più delle volte l’immagine è in bianco e nero.
Raimondakis è una statua parlante, erosa dal tempo, portatrice autorevole della memoria:

Forse ci sono sentimenti, dentro di voi, di compassione. Siete desolati per la nostra malattia. Eppure, credo che dovremmo essere noi a essere desolati per voi. Perché, se c’è un muro che ci separa dalla vita, abbiamo tuttavia trovato il senso della vita qui, in questo inferno di malattia e isolamento.

Primo piano fisso sul volto devastato, sguardo in camera rivolto allo spettatore, bianco e nero: una rappresentazione senza pudori della malattia. Quasi una sua amplificazione.
Questa è la lezione di stile che ho tratto da L’Ordre e a cui mi sono ispirato per la messa in scena della voce di Silvestro.
La malattia in primo piano, la sua voce unica protagonista.

LA VOCE DI SILVESTRO.
Silvestro Capelli è l’unico narratore di Arrakis e il suo racconto non segue una vera linea narrativa. Questo è stato uno degli azzardi comunicativi più importanti del mio lavoro, ovvero la scelta di riportare frammenti verbali ad alto impatto emotivo (tratti da lunghe interviste a Silvestro), piuttosto che trovare una soluzione di continuità nelle informazioni date nel racconto di Silvestro.
Ma come ho operato la scelta di questi frammenti verbali?
Mi sono accorto che a differenza di altri laringectomizzati che possiedono una voce praticamente atona e inespressiva, il timbro vocale di Silvestro riesce a cambiare e a trasmettere tutta la naturalezza degli stati emotivi di rabbia e dolore che Silvestro prova quando ricorda la sua esperienza.
Ho cercato quei momenti in cui la voce di Silvestro risulta devastante in tutta la sua umanità.
L’emozione sull’informazione.

neve


L’UNICA REGOLA DI ARRAKIS

Cosa ci fa una Nebulosa in un documentario orientato al sociale?
Diciamo che nel montaggio di Arrakis non mi sono posto limiti o regole, tanto che sono certo di aver esagerato nel trattamento di alcune immagini (come ho già rilevato in questo post).
Il risultato finale è forse stilisticamente poco coeso, ma è un rischio che ho corso volentieri perchè Arrakis ha rappresentato per me una utilissima occasione per imparare nuove tecniche e sperimentare (specialmente nel campo del compositing).
Tuttavia,
l’unico rigore che mi sono dato è avvenuto nella scelta dei quadri di accompagnamento ai momenti in cui Silvestro prende parola: questi quadri sono dei tappeti visivi, immagini che non creano rumore di disturbo alla voce Silvestro.
In questi momenti la sfera visiva è nettamente subordinata e al servizio di quella sonora. Per una questione di rispetto nei confronti della debole voce di Silvestro.
Le immagini scelte per la voce di Silvestro sono inquadrature in cui esiste sempre un movimento, ma questo è lento o reiterato, talvolta ipnotico: un pannello che interminabile ruota mosso dal vento o una lenta panoramica-verticale stretta sulla superficie rovinata di un muro.
Ho trovato simbolica l’idea di usare anche immagini della natura -non solo di abbandoni industriali- per la voce di Silvestro, come se in qualche maniera queste immagini naturali potessero tamponare le ferite in quella voce trasformata dal progresso industriale: l’immagine più bella di Arrakis è a parer mio quella in cui fiocchi di neve bianchissima cadono sulla totalità nera dello sfondo mentre Silvestro pronuncia le sue ultime e più rancorose parole di accusa.
Era il dicembre 2005, forse 2004, quando la registrai, ancora non sapevo che questi fiocchi di neve mi sarebbero serviti per un documentario.

L’Ordre di Pollet mi è stato d’aiuto per trovare il modo di maneggiare la delicata voce di Silvestro e amplificarla con le mie immagini. Non volevo alcuna immagine che la coprisse con facilità, dirottando l’attenzione.
Non a caso ho scelto di non mostrare mai il volto di Silvestro.
La voce di Silvestro doveva stare in primo piano, unica protagonista del documentario.
Ma ovviamente c’è stata una eccezione, e questa eccezione si chiama Xinarca.