Atlas of Cyberspace è un libro sulla mappatura delle rete e sulla visualizzazione delle sue strutture, con oltre 300 immagini.
Il libro è aggiornato allo stato della rete del 2002 (la data di pubblicazione dell’opera) ma rimane per molti una specie di bibbia del cyberspazio.
Rilancio con piacere questo progetto di alcuni studenti brasiliani.
Se qualche studente italiano fosse interessato.. :)
Hi,
We are journalism students from Brazil proposing this project as our final graduation work. Our aim is to:
analyze the possibilities of connection between people who has the same interests through social network websites (Facebook);
shoot a participative documentary video;
analyze the same common activities through the lenses of cultural diversity;
compare the feedback received in different parts of the world.
We should form four (4) or five (5) teams around the world. Each team will shoot a simple documentary about the day of a university student (starting when he’s almost waking up, and finishing after he’s sleeping). After this first phase, the teams will have to upload on the web a pre-edited doc (10 min maximum) following the instructions of a pre-script developed by us, the team in Brazil. All parts (pre-edited docs by each team) will be downloaded and re-edit it into a 25 min max documentary. After the final version of the video is done we’re going to post it into a website and analyze the feedback from the public on the web.
If you are interest in being part or know more about this project please get in touch with us: opensourcedoc@gmail.com
Thanks.
David Gomes and Henrique Vale
Universidade Federal de Juiz de Fora / Faculdade de Comunicação Social
La notizia, scoperta del giurista Valentino Spataro e rilanciata da Punto Informatico, fece scoppiare un pandemonio. Si scusarono e dissociarono i ministri Di Pietro e Gentiloni, ne rise il Times, Beppe Grillo pubblicò un commento di fuoco sul suo blog. Il progetto subì una brusca frenata e dopo un po’ le acque si calmarono. Cadde il governo Prodi.
Un anno dopo: novembre 2008. Un altro giurista, Daniele Minotti, si accorge che il progetto di legge gira di nuovo nelle aule del nostro Parlamento, affidato in sede referente alla commissione Cultura della Camera (DdL C. 1269).
Mi scrive il caro Ermanno Pandoli, il consulente legale che mi sta aiutando a licenziare Arrakis sotto Creative Commons, e mi segnala un interessante articolo proveniente dal mondo della musica Creative Commons.
E’ un articolo che punta le luci su un nuovo ed emergente scenario del panorama musicale italiano: la possibilita’ di poter guadagnare dalla libera circolazione della propria musica.
Si parla di diritto d’autore e di Siae, di quanto questa essa sia inutile agli artisti emergenti e di come esista la possibilita’ di scrollarsela di dosso.
Per favore date una scorsa a questo articolo, sforzatevi di intenderne il senso generale. Fatelo, anche se non siete autori/artisti.
E’ importante, quasi un dovere civile, che tutti conoscano questi nuovi strumenti per la libera circolazione della cultura.
Ecco uno stralcio dell’articolo:
In questo preciso istante circa 80 negozi di una nota catena commerciale stanno diffondendo musica licenziata con Creative Commons, senza corrispondere nulla a Siae o a Scf, risparmiando circa l’80% sul costo delle licenze.
Nello stesso momento alcuni autori/artisti stanno ricevendo direttamente il compenso per la diffusione della propria musica nel locali commerciali.
L’articolo completo e’ consultabile a questo indirizzo sul sito dello Sportello Liberius.
Lo Sportello Liberius e’ assieme al SeLiLi forse l’unica realta’ italiana di consulenza legale gratuita sul diritto d’autore rivolta a quegli autori/artisti che intendono utilizzare le licenze libere per le proprie opere.
Se sei interessato alla libera circolazione della cultura ti consiglio di dare un’occhiata al video Diventa Creativo che spiega cosa sono le licenze Creative Commons e in che modo possono facilitare la vita a chi produce opere (siano esse video, testi, musiche, etc) e a chi semplicemente ne fruisce.
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